sabato 28 novembre 2009

Ricominciare.










Un'altra volta cado.
Il mio viso tocca terra.
Assaporo amaramente la sconfitta.
Grandi prove , grandi battaglie hanno attraversato.
il mio destino.
Sono a terra , soffro , la mia anima soffre.
Amare lacrime miste a sabbia.
Bagnano il mio viso .
Chi potrà riuscire a farmi rialzare.
Non posso cedere stavolta.
Non posso e non voglio, ho da fare altra strada.
Mi aggrappo ad un invisibile mano.
Non la vedo, ma percepisco tutta la sua forza.
Una mano d'Amore mi soccorre.
E ordina a me di ricominciare a vivere.
Perchè chi Ama, saprà sempre ricominciare

Dal deserto possono nascere gli alberi


Nasce una collaborazione tra gli Emirati arabi Uniti e la Germania per sviluppare una nanotecnologia tanto rivoluzionaria , tanto semplice. A due chilometri dal Mar Morto , dove la pioggia cade molto raramente e dove si possono raggiungere temperatutre di 50°, è stato condotto tra una società degli Emirati Arabi Uniti, e il Frunhofer Institute di Freiburg un esperimento di permacultura. la permacultura ( cultura permanente) è nata come modello di agricoltura sostenibile nata in Australia. La permacultura insegna a progettare insediamenti umani che imitino il più possibile gli ecosistemi naturali. L'esperimento nel Mar Morto ha dimostrato che si possono far crescere alberi da frutto nel deserto. Si è creata una sabbia impermeabile , idrofoba, che si può stendere a terra o su fogli a strati utlizzando le nanotecnologie ( scienza che si occupa del controlla della materia su dimensioni inferiori al micrometro). Questo impedisce il rilascio dell'umidità che si forma nella notte nel deserto, rendendola disponibile per le radici delle piante. In questo momento vengono prodotte 3000 tonnellate di questa " super sabbia". Un foglio di sabbia impermeabile al di sotto della sabbia potrebbe combattere la desertificazione e facilitare la crescita delle piante con una diminuzione di utilizzo dell'acqua fino al 75%. Addirittura sarebbe possibile , con il tempo, coltivare in deserti salini.
In sintesi l'obbiettivo finale è quello di convertire fino all'8% dei terreni desertici e seminative degli EAU entro il 2015 contro il 3,7% di oggi. Nei test effettuati sulle palme erbe e riso crescono con successo. Ma il riso è stato un caso di successo e addirittura c'è chi prevede una rivoluzione delle tecniche agricole in regioni aride.


Leonardo Lovari- Subito Verde


http://subitoverde1.blogspot.com www.careweb.it

giovedì 26 novembre 2009

La battaglia di Silvia allergica a tutto.

Tra poco torneranno a casa da scuola i due suoi figli, 9 e 7 anni. Ma prima di entrare in casa dovranno cambiarsi d’abito e lavarsi i capelli. Per Silvia Bigeschi, 44 anni, di Massa e Cozzile a due passi da Montecatini, la vita trascorre da dieci anni tra mille precauzioni per sé e per chi vive con lei. Tutto cominciò con frequenti episodi di sensazione di soffocamento (le si gonfiava la gola) e orticarie devastanti, con la pelle che 'bruciava'.

Silvia è una delle persone che hanno la sfortura di soffrire di sensibilità chimica multipla (Mcs), una malattia rara ma in continua espansione che si manifesta con una progressiva intolleranza nei confronti di sostanze chimiche di varia origine (dai detersivi ai profumi, dalle vernici ai collanti, ma l’elenco sarebbe lunghissimo). L’organismo sviluppa cioè una serie di intolleranze e ha difficoltà a eliminare numerosissime sostanze chimiche. Malattia riconosciuta come invalidante in Austria e in Germania, ma anche in Giappone e negli Stati Uniti. Ma non in Italia.

E’ questa la battaglia di Silvia e di altre persone malate — quattro in provincia di Pistoia, una ventina in Toscana, 4mila quelle censite dall’Istituto superiore della sanità nel 2004 — che hanno una loro associazione nazionale, Amica (Associazione per le malattie da intossicazione cronica e/o ambientale), della quale lei è vicepresidente: l’obiettivo è ottenere il riconoscimento della Mcs come malattia sociale e invalidante. Una battaglia difficile e che per ora ha dato pochi risultati. Di pochi giorni fa una lettera al nostro giornale di un’altra persona malata di Livorno.

Recentemente della malattia si è occupato anche il consiglio comunale di Massa e Cozzile approvando all’unanimità una mozione (inviata alla presidenza di Camera e Senato e alle commissioni competenti) per chiedere che vengano rispolverate dal dimenticatoio in cui sono finite le sei proposte di legge d’iniziativa parlamentare per il riconoscimento della malattia. "Ringrazio tantissimo i promotori dell’iniziativa — dice Silvia — perché si sono impegnati al mio fianco e di tante persone che soffrono. Come associazione abbiamo intanto avviato contatti con la Regione Toscana — racconta Silvia, che ci riceve con la mascherina nel cortile di casa perché entrando porteremmo la scia delle sostanze che abbiamo sul corpo — per avere alcuni sostegni, tra cui l’apertura di un ambulatorio medico al quale poter accedere senza rischio". Già, perché per Silvia gli ambulatori normali (con tutti i loro prodotti chimici dai dissinfettanti ai medicinali e così via) sono posti impossibili da frequentare.

"Recentemente — racconta questa donna minuta, dallo sguardo diretto e chiaro — ho dovuto togliermi due denti. La dentista ha dovuto adeguare lo studio alle mie necessità, togliendo il materiale che avrebbe potuto crearmi reazioni. E’ anche stato necessario trovare un’anestesista che fosse in grado di scegliere le sostanze più adatte al mio caso. Per estrarre due denti sono stati necessari due mesi". La vita di Silvia è tutta così. Non può entrare — nonostante ormai tenga costantemente la mascherina sul viso — in nessun luogo chiuso. Il supermercato, ad esempio, per lei è veleno.

"La spesa — spiega ancora — la fa mio marito. Alle poste ci va mia suocera. Non posso partecipare alle feste dei miei figli: l’unico posto dove posso accompagnare il più grande è calcio, perché sono spazi grandi e all’aperto". La sua casa è stata via via svuotata: una serie di tentativi per riuscire a eliminare le sostanze che le provocano reazione. Si veste solo di cotone e con colori chiari. E ancora, niente lavoro ("ci vorrebbero ambienti ad hoc"), niente vacanze. "Solo qualche gita in campagna o in montagna — dice Silvia che la malattia ha duramente provato, senza però toglierle la voglia di vivere e lottare — ma ai bambini piace il mare...".

CRISTINA PRIVITERA

Fonte-La Nazione

mercoledì 25 novembre 2009

Il genitore migliore.


Italia, 24 Novembre 2009
Il genitore migliore. (separazioni e tribunali)
a cura di paternita.info - pubblicato dal quotidiano nazionale "il gazzettino" - e sull'editoriale del quotidiano nazionale "la stampa" - (scarica editoriale)

In questi ultimi anni ho visto ahimè tante storie di separazioni, ho visto papà di quasi sessant’anni, uomini col pensiero proiettato alla serenità ed alla pensione, ritrovarsi senza dignità a vivere in 9mq quando la casa (la loro casa) dalla quale li hanno cacciati era ben oltre i 100mq e poteva essere divisa in due unità. Ho visto papà moderni di trent’anni che facevano molto in casa, accompagnando i figli a scuola, educandoli con giusto affetto e severità, gonfiarsi di ansia e panico da un giorno all’altro perché la ex voleva separarsi e per prima correndo dall’avvocato/a fa sapere improvvisamente che “i figli sono delle madri” e che devi prepararti con gli assegni perché d’ora in poi saranno loro a far compagnia ai bambini al posto tuo: “i giudici - recita la tipica lettera dell’avvocato aguzzino decidono così, perciò non stia a fare tanta resistenza signor padre, si adegui..”


La proprietà privata non esiste più: uno o due anni di convivenza dove a quella donna hai dato tutto, figli, tantissimo amore, la tua casa (ereditata dai tuoi) che d’improvviso non è più tua, in un cinico gioco dove non si guarda a meriti ed abitudini famigliari, ma si punisce chi più ha dato di più e si premia chi è più avido e scaltro.

L’affido condiviso Legge 54 del 2006 ha iniziato a cambiare le cose. L’affido condiviso vuole rimettete sui binari giusti la famiglia separata, dove continuare a far valere l’articolo 29 della Costituzione (“Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi.”) e l’articolo 30 (“È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli.”).

Ma l’Affido Condiviso non è applicato nei Tribunali.
Ogni anno agli oltre 90.000 bambini (ISTAT 2007), che subiscono una separazione da loro mai chiesta, viene insegnato brutalmente che c’è un genitore che VINCE ed uno che PERDE.


Un genitore migliore ed uno peggiore. Il migliore avrà l’80% del tempo del figlio, la casa famigliare (anche se non è sua) ed un assegno vitalizio cospicuo per i prossimi 10-15 anni in media. Così nelle separazioni si finisce per occuparsi (aggressore ed aggredito) di questi interessi mettendo in secondo piano la famiglia ed i figli, i figli che diventano a tutti gli effetti il “totem del potere”, la carta “prendi tutto” del più forte e spietato.

Nessun problema ci sarebbe se si facesse a metà, com’è giusto, come prima della separazione, come dice la costituzione e la nuova legge. Sparirebbero interessi economici, immobiliari, ecc. Ma no, nei tribunali l’Affido Condiviso non si applica, si applica la “legge inventata” del genitore migliore e di quello peggiore. Dico una cosa a questi signori e signore dei tribunali:

Ma come vi permettete?
Ma chi vi credete di essere per decidere questo?

Questa decisione che voi prendete non vi appartiene. E neppure un figlio neppure da maggiorenne o adulto spera e spererà di non dover mai prendere una simile decisione, di non dover mai decidere una cosa così crudele ed infelice.

Spero che questa lettera faccia provare vergogna a chi deve, e che le persone che hanno sbagliato pongano rimedio, e c’è un solo modo: applicare l’affido condiviso e ridare ai figli quella ricchezza morale, affettiva, economica ed educativa che comporta avere due genitori, sempre, ed allo stesso pari.




(qual'è il genitore migliore? ..è la domanda sbagliata)

martedì 24 novembre 2009

La dura vita dei papà separati.


LA DURA VITA DEI PAPA' SEPARATI
di Anna Maria Sersale

«Ci accusano di essere assenti, padri part-time, fantasmi, o peggio PADRI-BANCOMAT che dopo avere dato l’assegno se ne infischiano dei problemi... Etichette che ci hanno cucito addosso ingiustamente, con danni pazzeschi. Pregiudizi, certo. Ma noi non ci stiamo. Se siamo separati dalle mogli, non vogliamo essere separati anche dai figli... Però è dura. Io, come tanti altri, sono stato travolto. Come tanti altri non ce l’ho fatta a reggere economicamente.

Il Tribunale ci mette alla porta, assegna la casa a lei, fissa l’assegno mensile, i problemi di sopravvivenza non contano. Chi resta, la madre, ha mille modi per rendere difficile la vita dell’altro: un’insidia sotterranea, un boicottaggio invisibile, una miriade di minuti ricatti quotidiani. Avevo una piccola bottega, per due anni ho dormito nel retro. Ho passato tante notti in macchina, poi sono tornato da mia madre, una sconfitta, a 50 anni mi è crollato il mondo addosso».

Il colletto della camicia stirato male, la giacca consumata, i jeans con l’aria sdrucita. Riccardo T. ha superato i cinquanta, ma non il trauma da “padre separato”. Trauma economico e esistenziale. Della povertà dei separati - entrata a far parte delle nuove emergenze sociali - se ne è accorta per prima la CARITAS: «A Roma e Milano ce li siamo trovati nei dormitori, sempre più numerosi».

Ora se ne stanno accorgendo anche i Comuni. L’inverno scorso Sveva Belviso, assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, quando è andata a portare le coperte per il freddo ai barboni e agli immigrati che l’amministrazione ospitava nell’ex Fiera di Roma, sulla Colombo, dentro ci ha trovato tanti uomini separati, che per avere una branda e un piatto caldo si appoggiavano alla struttura comunale. «Gente normale, con un lavoro, ma che non riusciva a sostenere i costi della separazione - racconta l’assessore Belviso - Gente che di mattina prendeva la valigetta per andare in ufficio. Mi sono detta, un’altra emergenza. Così è nato il progetto sperimentale appena varato: i separati, finiti in condizioni di marginalità e povertà, avranno presto un rifugio, una residenza protetta».

Nasce a Roma la “Casa per i papà separati”. Il Comune ha emanato il bando per reperire una palazzina con almeno venti-ventidue appartamenti. Si tratta di «piccoli alloggi con angolo cottura, camera da letto, saloncino e tv, bagno arredato con lavatrice, e spazi comuni, giardini, aree per le attività ricreative» in modo da avere un luogo adatto ai bambini, dove poterli ospitare il fine settimana. Per ora un avvio sperimentale, ma la Belviso sa di dover aumentare il sostegno.

A Bolzano già avviata una esperienza analoga. Anche lì il Comune è intervenuto in soccorso dei padri che lasciano la dimora coniugale e finiscono per strada. Ma se a Bolzano è arrivata perfino la televisione coreana a riprendere la casa di accoglienza per i padri separati, la Regione Liguria è stata la prima ad approvare una legge che nel bilancio 2009 ha messo alcuni milioni di euro per case temporanee e per il sostegno psicologico e legale alle famiglie che si rompono.

Soddisfatte le associazioni che raggruppano i padri. In prima linea Antonio Matricardi e Tiziana Arsenti, rispettivamente vice presidente e presidente dell’associazione “Papà separati dai figli”: «Era ora che si accorgessero di questo dramma». Ma c’è chi non è per nulla convinto e accusa i padri di «vittimismo». «Non si tratta di vittimismo, le separazioni delle coppie con figli, oltre ad un trauma personale - sostiene ancora l’assessore capitolino Sveva Belviso - comportano un improvviso aumento delle spese con un impoverimento generale della famiglia. A precipitare nel disagio economico sono i genitori non affidatari, solitamente i padri, che oltre a versare l’assegno mensile devono lasciare la dimora». I separati in difficoltà, dunque, a Roma potranno restare nella struttura comunale per 12 mesi.

Il fenomeno è esteso. Lo dice anche la diocesi di Milano nell’ultimo rapporto su vecchie povertà e bisogni emergenti, c’è un capitolo riservato ai divorziati, sottolineando come «molti di essi siano finiti agli ultimi posti della scala sociale». In genere si tratta di uomini di età compresa tra i 35 e i 54 anni. Ma quanti sono in totale? Secondo le stime Istat toccano quota 200 mila i padri con una ex moglie e almeno un figlio minorenne. Ovviamente non sono tutti in povertà, ma la fascia del disagio è comunque ampia. Quanto ai bambini si sa che sono 263 mila quelli che non vivono più con i padri: cifra destinata a crescere visto l’incremento delle separazioni e visto che la legge sull’affidamento condiviso è in parte inattuata (in Parlamento ora è in discussione un ddl di modifica della legge, per evitare che le norme vengano aggirate).

Non sono emigrati, non sono disoccupati, non sono imprenditori rovinati dalla crisi. Come nel caso di Riccardo T. «i padri separati chiedono di avere una vita dignitosa, anche per non perdere il rapporto con i figli». Ma come sono i padri oggi? «Hanno una relazione molto più stretta con i figli - sostiene Marino Maglietta, presidente dell’associazione Crescere insieme - Percepiscono un senso enorme di perdita quando devono rinunciare alla quotidianità con il figlio, si sentono defraudati. Nessuno vuole fare del femminismo al contrario, ma il più penalizzato dalla separazione è lui». Lui che ora si sente vittima delle contraddizioni: nuove leggi sul congedo familiare chiedono agli uomini di assumere più responsabilità, nella cura dei figli, nella collaborazione con il partner. «I padri oggi danno più presenza materiale, affettiva, ma poi - osserva l’avvocato Maria Pia Sabatini - al momento della separazione e del divorzio vengono accompagnati gentilmente alla porta, indicando la cifra mensile da versare per i figli e i giorni di visita non trattabili, soprattutto se, come accade quasi sempre, tra gli ex c’è un alto livello di conflittualità»


Fonte -Messaggero

lunedì 23 novembre 2009

Italiani sempre onnline


Italiani sempre online: crescita +105% annno su anno. Aumente il numero di tenti connessi tutti i giorni secondo EIAA.

Principali risultati europei:
- 178 milioni di cittadini europei sono on line ogni settimana.
- Oltre la metà (55%) degli utenti è in linea ogni giorno.
- La ricerca online influisce sulle delle decisioni relative ai marchi per il 41%.
- Circa la metà (49%) di tutti gli utenti della banda larga usa connessioni wireless.

Principali risultati.
- 20 milioni di cittadini sono online ogni settimana.
- 39% degli utenti è in linea ogni giorno.
- Il tempo trascorso on line dai 25-34 enni è di 15 ore la settimana.
- La ricerca online influisce sulle decisioni relative al marchio per il 38%.
- 41% di tutti gli utenti della banda larga usa connessioni wireless.

10 attività pricipali svolte con maggiore frequenza grazie a internet
Tenersi in contatto con amici e parenti 73%. Prenotare vacanze/organizzare viaggi 54%. Scegliere migliori prodotti servizi 51%. Gestire finanze 46%. Accedere a infoirmazioni sulla salute. 42 accedere a informazioni sull'amministrazione locale 39%. Mantenersi aggiornati sui problemi ambientali 35%. Prepararsi meglio ai cambiamenti dello stile di vita 19%. Fare offerte di beneficenza 14%. Confrontarsi con partiti politici e pubblica amministrazione 12%.


Leonardo Lovari

http://subitoverde1.blogspot.com

Pneumatici all'amido di mais.


La socità Novamont , da anni operante nel settore delle bioplastiche ha contribuito alla progettazione di un innnovativo veicolo urbano multitecnologico, mettendo a disposizione la tecnologia e l'sperienza maturata negli anni sulla realizzazione del biopneumatico. Tramite l’utilizzo di risorse rinnovabili di origine agricola Novamont ha creato un biofiller che sostituisce il nerofumo e la silice dei tradizional ipneumatici garantendo innumerevoli vantaggi dal punto di vista economico ed ambientale. Il nuovo pneumatico Novamont infatti riduce il consumo di carburante grazie alla minor resistenza al rotolamento (su 15.000 km percorsi all’anno, si risparmiano oltre 150 euro), diminuisce il consumo del battistrada, riduce le emissioni di CO2 (10 gr/km) e quindi
l’inquinamento atmosferico, il rumore e l’inquinamento acustico, e l’energia utilizzata nel
processo produttivo. A livello tecnico inoltre, diminuisce il peso della gomma e migliorano le
prestazioni e la sicurezza grazie all’ottima tenuta sullo sfondo stradale bagnato. Il Mater-Bi®, la bioplastica sviluppata da Novamont, biodegradabile e compostabile naturalmente ai sensi della norma italiana UNI10785, è in grado di garantire resistenza e tenuta del tutto simili alle plastiche tradizionali, ma contiene risorse rinnovabili di origine agricola, diminuisce le emissioni di gas ad effetto serra, riduce il consumo di energia e di risorse non rinnovabili, completa un circolo virtuoso: le materie prime di origine agricola tornano alla terra attraverso processi di biodegradazione o compostaggio senza il rilascio di sostanze inquinanti.


Leonardo lovari-Subito Verde- http://subitoverde1.blogspot.com


www.subitoverde.it